Giuseppe Salvia
Giuseppe Salvia nacque a Capri nel 1943.
Dopo gli studi classici e la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli Federico II, intraprese la carriera nell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, distinguendosi per competenza, equilibrio, senso dello Stato e profonda umanità.
Nel 1973 fu nominato vicedirettore del Casa Circondariale di Poggioreale, a Napoli, uno degli istituti più difficili e complessi d’Italia, in anni segnati dalla violenza della camorra, dalle lotte di potere tra le organizzazioni criminali e dall’estremismo eversivo. In quel contesto, Giuseppe Salvia comprese con lucidità la pericolosità dell’ascesa criminale di Raffaele Cutolo, che dall’interno del carcere stava dando vita alla Nuova Camorra Organizzata, trasformando il penitenziario in un centro di potere criminale.
Parallelamente, le carceri italiane erano attraversate dalle tensioni legate al terrorismo delle Brigate Rosse, che in quegli anni miravano a colpire rappresentanti dello Stato e simboli delle istituzioni democratiche. Il nome di Giuseppe Salvia era anche tra gli obiettivi individuati dalle B.R. da eliminare.
Con coraggio e determinazione, si oppose al controllo criminale sul penitenziario, disponendo trasferimenti, perquisizioni e misure disciplinari, resistendo a tentativi di corruzione, pressioni e minacce ricevute quotidianamente. In un episodio rimasto emblematico, ordinò la perquisizione personale di Cutolo, affermando la supremazia dello Stato e del diritto su ogni forma di intimidazione.
Consapevole dei rischi, non volle mai chiedere una scorta per non esporre altri servitori dello Stato a pericolo. Scelse di assumere su di sé, fino in fondo, la responsabilità del proprio ruolo. Chiese di essere trasferito in altro istituto penitenziario, in quanto la sua incolumità era a rischio. Trasferimento che gli fu negato. Non si perse d’animo e continuò la sua opera di contrasto alla camorra.
Il 14 aprile 1981, a soli trentotto anni, Giuseppe Salvia fu assassinato in un agguato camorristico sulla tangenziale di Napoli. La sua uccisione si colloca in una stagione in cui lo Stato veniva attaccato sia dalla criminalità organizzata sia dal terrorismo, ed in cui uomini come lui rappresentavano un argine silenzioso ma determinante alla deriva violenta di quegli anni.
La sua figura resta un esempio altissimo di fedeltà alle istituzioni, coraggio civile e sacrificio personale.
Nel suo nome si rinnova il valore di chi, ogni giorno, serve lo Stato con onestà, dignità e amore per la giustizia.
Giuseppe Salvia appartiene alla storia migliore della Repubblica: quella degli uomini che, senza clamore, hanno scelto di fare fino in fondo il proprio dovere.
La sua vita parla ancora oggi, soprattutto ai giovani.
Ricorda che il coraggio non è assenza di paura, ma scelta quotidiana di fare il proprio dovere. Ricorda che la legalità non è una parola astratta, ma un impegno concreto.
Nel suo nome vive l’esempio di chi ha servito le istituzioni con dignità, coerenza e amore per la giustizia.
Giuseppe Salvia è stato insignito della Medaglia d’oro al merito della redenzione sociale. A lui sono intitolate una scuola del Comune di Capri e la Casa Circondariale di Napoli – Poggioreale.

