Rocco Chinnici

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Maggio 05 08:26 2026 by Quarto Savona 15

 

ROCCO CHINNICI – magistrato
Misilmeri, 19 gennaio 1925 – Palermo 29 luglio 1983

Fonte: sito Fondazione Rocco Chinnici

Rocco Chinnici nasce a Misilmeri, alle porte di Palermo, il 19 gennaio 1925. Nel 1952 Rocco Chinnici vince il concorso in Magistratura e viene assegnato al Tribunale di Trapani per i due anni di uditorato. Subito dopo assume l’incarico presso la Pretura di Partanna. Nel 1966 si trasferisce a palermo e da quel momento si inizia ad occupare dei delicati processi di mafia, tra cui nel 1970, quello per la cosiddetta “strage di viale Lazio”. Nel 1975 consegue la qualifica di magistrato di Corte d’Appello ed è nominato Consigliere Istruttore Aggiunto. Quattro anni dopo, nel 1979, è designato Consigliere Istruttore e inizia a dirigere da titolare l’ufficio in cui opera da tredici anni. Proprio in questo periodo le istituzioni italiane cominciano a vacillare sotto i colpi di una mafia ormai divenuta talmente potente e sfrontata da sfidare apertamente lo Stato: nel 1979 a perire per mano di Cosa Nostra è Cesare Terranova, l’anno dopo Gaetano Costa, con loro un elenco apparentemente senza fine di politici, poliziotti, carabinieri, giornalisti e semplici cittadini.

In questo contesto drammatico Chinnici ha una intuizione che fa di lui un magistrato particolarmente moderno: sapendo che il giudice è vulnerabile perché se viene ucciso vengono vanificati anche i risultati delle sue indagini, crea nel suo ufficio dei veri e propri gruppi di lavoro (mossa allora rivoluzionaria), dando forma a quello che sarà poi definito “pool antimafia”. Accanto a sé vuole – tra gli altri – due giovani magistrati: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che verrà assegnato proprio a quella VIII Sezione fino a qualche anno prima di Chinnici. Con loro getta le basi delle prime indagini che porteranno ai più importanti processi di mafia degli anni Ottanta. Per tutti, il “Rapporto dei 162”, considerato il nocciolo primordiale del futuro primo Maxi-Processo. 

L’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo diviene, sotto la guida di Chinnici, un esempio di efficiente organizzazione giudiziaria. Nel periodo del flagello dell’eroina la sua attenzione si rivolge ai giovani, verso i quali nutre una naturale propensione e un paterno e sincero affetto, in decine d’incontri nelle scuole, impegnando così i suoi – ormai rari – intervalli di tempo libero.

È nel pieno di questa attività professionale, sociale e culturale che il 29 luglio 1983, mentre s’accinge a salire sulla sua autovettura di servizio ferma davanti al portone dello stabile in cui vive, in via Giuseppe Pipitone Federico a Palermo, viene investito dall’esplosione causata da una 126 radiocomandata imbottita di tritolo. È la prima autobomba che, ponendo fine vigliaccamente alla vita del Giudice, segna l’ulteriore e drammatico inasprirsi della strategia di Cosa Nostra. Assieme al Magistrato perdono la vita il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi e i due carabinieri della scorta, Salvatore Bartolotta e Mario Trapassi.